Ha visto volare oggetti, fossero sfere
birilli o persone, sempre riprese
prima di cadere; la luce
debole, come di braccio stanco
vacillava di forza strampalata.
Il bagliore denso d’un fuoco nella ciotola
soffocava nell’attimo di buio.
Ed animali enormi,
sottili come tela e chi li reggeva
magari minuto, logorato,
scappava poi a batter chiodi
su incudine sfinita,
sempre sotto l’ombra delle gole – oh.
Forse mostri erano inganno d’occhi,
ma lei la sirena, vera,
e soffocava sulla stella
nel centro della pista
nel pieno della tragicommedia.
Prima che tre idioti si rubassero la sedia.
Ha visto questo, e ricorda, e ricomincia.
Da bambina piangeva bizzarrie.
