finestra arancio

L’argento addosso,
la penna in mano.
La casa è lontana.
Della nebbia si snuda
la finestra arancio;
ci balla un fuoco
tra gli argini pallidi d’inverno.
E’ un tempo ignorante
non sa quand’era e quand’è
non esiste chi possa dividerlo.
Chi sta dentro si chiede
ma non cerca risposte.
La casa appare, scompare
muta altezza e sembiante.
Come non fosse importante
solo la finestra arancio, sta.

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indole

Dice di una grande libertà
e l’indole –
pazza fascinosa –
uno svolazzo
come di possente vento
profondissimi occhi addosso
deserti densi di languori.
E’ così che vive
portandosi fuochi.
Quando braci tiepide.
Quando vampe.
Contemplante;
scorre nel verso che sa
in ogni direzione negata
in ogni direzione obbligata.

privilegio duemila

Ed eccoti –
disse l’interiorità –
una branda di cicale
per schiacciare un pisolino.
E pesche dolcissime
croccanti come mele.
Il fresco sotto il pino.
Tutta un’abbondanza di tempo.
Sano sudare.
Graditi suggerimenti
al miglior libro di nessun successo.
Pettini di nubi bianche.
Stordimento d’agosto.
Capolavori irrigui.
Variazioni di sole.
Sosta alla fontana.
Pagliuzze odorose di bestia.
Fatiche dell’orto.
Solanacee, liliaceae, fabacee.
Mani in tasca piedi nudi.
Sottile indifferenza.
Vittorie leali sulle lumache.
Terra addosso.
Zappa e intelletto.
I rumori larghi di settembre.

ospite

Là dove pensavi essere vento in vetta,
dove hai sorvolato la trama di bosco
nel vigore pieno, roseo, mai stanco
quella dimensione beata, grata, urlata !
Ospite, eri.
Transito mal interpretato
balli a sfinire, fiumi di grano
presagi d’immortale, lampi e
possesso. Qualcosa d’afferrato.

Poi. Una fermata.
Quell’attimo. Giorno. Data.
Un dato giorno.
Soffitti più bassi.
E ridotto il moto di onde
che ribollivano in fracassi.
In sintesi, riduzione..…
Varia il tempo, avviso di sfratto.
Sfitto. Al tuo posto, boschi e vette.
Ancora.

 

 

lezione arboricola

Questo tempo lo passo
nel vegeto campo.
All’epoca cui manca nulla.
Foraggio grasso di ranuncoli,
fenderlo sarebbe offesa; ferita
infliggergli corsie sporche di umano.
Mi fermo.
Ogni arbusto è in fiore;
i fusti mostrano barbetta,
non fa ancora chioma al ramo.
Arti seminudi: addosso ciò che è stato
ciò che a giorni creeranno.
Profumi da ogni dove
mai mal combinati,
orecchiabile motivo degli odori.
E gli ospiti presto accorsi
rumoreggiano senza pretenziosità;
irsuti cinguettanti e acrobatici….
M’accomodo piano sotto il prugno.
Causo un silenzio breve
che sembra frattura.
Taccio, rimpicciolisco, apnea. Tutto riparte,
la buona intenzione ha fatto breccia.
Non servono testi e trattati,
ma sensi attenti e religione
per farsi dare a buon mercato
la più saggia lezione arboricola.

Sottosalice

Mi basta stare sotto i salici
con i merli e il sole.
Tu invece ?
Ah, capisco…..
Creatività del web.
Chiasso pulsante della city.
Continua, dimmi,
Potenza del condiviso ?
La rapidità della notizia ?
Conoscenza democratica ?
Mi convinci, continua !
Cento buongiorni la mattina presto ?
E auguri di compleanno !
E amici in tutto il globo ?
E puoi vedere il sole se piove !?
Puoi salutare le pop-star !!
Sono colpita.
E sotto un salice, tu, che faresti ?
“………
………
………
………”
Che ci faccio io, chiedi ?
Penso.
Un po’.
Poi smetto di pensare.
E proseguo esistendo.

ore

Le ore le tiro –
le allungo come fossero pasta,
per farlo uso il solo modo
di smembrarle nei particolari.
Mi siedo e sto, e resto, e ancora….
Conto i saltelli della foglia al vento
un processo lento; cala il silenzio
diffonde gassoso, dilaga, sfuma
ferma ogni orologio.
Erba comune dopo erba comune,
di successo sorrido.